Nel pomeriggio di venerdì 4 giugno 2021 alle ore 19:15 si è svolto un nuovo dialogo con il Vescovo Mons. Francisco Conesa, in questo caso nella Sala Obispo Villa del Obispado. Il nostro vescovo ha spiegato il funzionamento dell’economia della Chiesa e, in modo speciale, quello della diocesi di Minorca. Ha espresso che la Chiesa ha bisogno di mezzi materiali per compiere e portare avanti la sua missione evangelizzatrice-pastorale e caritativa-sociale. Ha sottolineato l’eredità che ha trovato arrivando a Minorca, la piccola dimensione della diocesi e il lungo cammino da percorrere affinché i conti della Chiesa siano trasparenti davanti a tutta la società spagnola. Come nota, voglio sottolineare la nota che il vescovo ha fatto a proposito di una domanda che viene sempre posta alla Chiesa riguardo alle ricchezze del Vaticano, e la risposta che Papa Francesco ha dato in un’intervista alla rivista olandese Straatnieuws. raccolto è stato utilizzato per i poveri. Ci sono cose che si possono vendere e queste si vendono (…) I beni immobiliari della Chiesa sono tanti, ma noi li utilizziamo per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei Paesi bisognosi: ospedali, scuole. Ieri, ad esempio, ho chiesto di inviare 50mila euro al Congo per costruire tre scuole nei Paesi poveri; l’istruzione è una cosa importante per i bambini. “Mi sono rivolto all’amministrazione competente, ho fatto questa richiesta e i soldi sono stati inviati.” Sono i miei ricordi spontanei. Giocavi anche a calcio? Papa Francesco: Sì, è stato bello? Papa Francesco: No. A Buenos Aires quelli che giocavano a calcio come me venivano chiamati “gambe dure”. Cosa significa avere due gambe sinistre? Ma ho giocato, ho fatto il portiere tante volte. Come è nato il tuo impegno personale a favore dei poveri? Papa Francesco: Sì, mi vengono in mente tanti ricordi. Sono rimasto molto sorpreso da una donna che tornava a casa tre volte a settimana per aiutare mia madre. Ad esempio, ho aiutato a lavare i vestiti. Aveva due figli. Erano italiani, siciliani, e hanno vissuto la guerra, erano molto poveri, ma molto buoni. E ho sempre conservato il ricordo di quella donna. La sua povertà mi ha sorpreso. Non eravamo ricchi, arrivavamo a fine mese normalmente, ma non ci avanzava niente. Non avevamo la macchina, non andavamo in vacanza e cose del genere. Ma le mancavano molte cose necessarie. Ne avevamo abbastanza e mia madre gli ha dato le cose. Successivamente è tornata in Italia e poi in Argentina. L’ho trovata quando ero arcivescovo di Buenos Aires, avevo 90 anni. L’ho accompagnata fino alla sua morte, avvenuta a 93 anni. Un giorno mi regalò una medaglia del Sacro Cuore di Gesù che porto ancora con me ogni giorno. Questa medaglia – che è anche un ricordo – mi fa tanto bene. Vuoi vederlo? (il Papa mostra la medaglia). È così che penso a lei ogni giorno e a quanto ha sofferto la povertà. E penso a tutti gli altri che hanno sofferto. Lo porto e lo prego… Qual è il messaggio? la Chiesa dei senzatetto? Che cosa significa concretamente per loro la solidarietà cristiana? Papa Francesco: Mi vengono in mente due cose. Gesù è venuto nel mondo senza tetto e si è fatto povero. Allora la Chiesa vuole abbracciare tutti e dire che è un diritto avere un tetto sopra la testa. Nei movimenti popolari lavoriamo con tre “t” spagnole: lavoro, tetto e terra. La Chiesa predica che ogni persona ha diritto a queste tre “t”. Chiedete spesso attenzione per i poveri e i rifugiati. Non teme che in questo modo si possa generare una forma di esaurimento nei media e nella società in generale? Papa Francesco: Tutti siamo tentati – quando si tratta di un argomento che non è bello, perché è brutto parlarne – di dire: ‘Bene, finiamo: questo ‘brucia’ troppo’. Sento che la stanchezza esiste, ma non ne ho paura. Devo continuare a parlare della verità e di come stanno le cose. È tuo dovere? Papa Francesco: Sì, è mio dovere. Lo sento dentro di me. Non è un comandamento, ma come persone dobbiamo farlo tutti. Non teme che la sua difesa della solidarietà e dell’aiuto ai senzatetto e agli altri poveri possa essere usata politicamente? Come dovrebbe parlare la Chiesa per essere influente e allo stesso tempo rimanere fuori dagli approcci politici? Papa Francesco: Ci sono strade che portano a malintesi a questo punto. Vorrei evidenziare due tentazioni. La Chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla di povertà o di senzatetto e vive la vita di un faraone… questo non si può fare. Questa è la prima tentazione. L’altra tentazione è firmare accordi con i governi. Si possono stipulare accordi, ma devono essere accordi chiari, accordi trasparenti. Per esempio: gestiamo questo ‘palazzo’ (Casa Santa Marta), ma i conti sono tutti controllati, per evitare corruzione. Perché la corruzione esiste sempre nella vita pubblica. Che sia politico o religioso. Ricordo che una volta con grande dolore ho visto – quando l’Argentina, sotto il regime militare, entrò in guerra con la Gran Bretagna per le Isole Malvinas – che la gente donava delle cose, e vedevo quante persone, anche cattoliche, che erano incaricate di distribuirle, le portavano a casa. C’è sempre il pericolo della corruzione. Una volta ho fatto una domanda a un ministro argentino, un uomo onesto. Uno che ha lasciato l’incarico perché non riusciva ad essere d’accordo con alcune cose un po’ oscure. Gli ho fatto una domanda: quando invii aiuto, che si tratti di cibo, vestiti o denaro, ai poveri o agli indigenti: di ciò che invii, quanto arriva, se in denaro o in spese? Mi ha detto: “35 per cento”. Ciò significa che si perde il 65%. È corruzione: parte per me, parte per me. Crede che finora nel suo pontificato sia riuscito a realizzare un cambiamento di pensiero, ad esempio in politica? Papa Francesco: Non saprei cosa dire. Non lo so. So che Qualcuno ha detto che sono comunista. Ma è una categoria un po’ superata. Forse oggi si usano altre parole per dire questo… Marxista, socialista… Papa Francesco: Hanno detto tutto questo. I senzatetto hanno problemi economici, ma coltivano la propria libertà. Il Papa non ha bisogni materiali, ma alcuni lo considerano prigioniero in Vaticano. Non provi mai il desiderio di metterti nei panni di un senzatetto? Papa Francesco: Ricordo il libro di Mark Twain ‘Il principe e il povero’. Quando puoi mangiare tutti i giorni, hai dei vestiti, hai un letto dove dormire, hai una scrivania su cui lavorare e non ti manca nulla. Ha anche degli amici. Ma questo principe di Mark Twain vive in una gabbia dorata. Ti senti libero qui in Vaticano? Papa Francesco: Due giorni dopo essere stato eletto Papa sono andato, come si dice ufficialmente, a prendere possesso dell’appartamento papale nel Palazzo Apostolico. Non è un appartamento lussuoso. Ma è lungo, è grande… Dopo aver visto questo appartamento mi è sembrato un imbuto rovesciato, cioè grande ma con la porta piccola. Questo significa essere isolati. Ho pensato: ‘Non posso vivere qui semplicemente per ragioni mentali. Mi farebbe stare male. All’inizio mi sembrava una cosa strana, ma ho chiesto di restare qui, a Santa Marta. E questo mi fa bene perché mi sento libero. Pranzo nella sala da pranzo dove tutti mangiano. E quando arrivo prima mangio con i dipendenti. Incontro le persone, le saluto e questo rende meno atroce la gabbia dorata gabbia. Ma mi manca la strada. Santo Padre, Marc vuole invitarla a mangiare una pizza da noi. Pensiero? Papa Francesco: Vorrei, ma non potremo farlo. Perché nel momento in cui me ne andrò la gente verrà da me. Quando andai in città a cambiare le lenti degli occhiali erano le sette del pomeriggio. Non ci sono molte persone per strada. Mi hanno portato dall’ottico e sono sceso dalla macchina e c’era una donna che mi ha visto e ha gridato: ‘Ecco il Papa!’ E poi io ero dentro e tutta la gente era fuori… Ti manca il contatto con la gente? Papa Francesco: Non mi manca perché la gente viene qui. Tutti i mercoledì vado in Piazza per l’udienza generale, qualche volta vado in una parrocchia: sono a contatto con la gente. Ad esempio, ieri (26 ottobre) sono venuti in Aula Paolo VI più di 50mila zingari. Sembra che ti piaccia questo giro della Piazza durante l’udienza generale… Papa Francesco: È vero. Sì, è vero. Il suo omonimo San Francesco scelse la povertà radicale e vendette anche il suo vangelo. Come Papa e Vescovo di Roma, ti senti mai sotto pressione a vendere i tesori della Chiesa? Papa Francesco: Questa è una domanda facile. Non sono i tesori della Chiesa, ma sono i tesori dell’umanità. Per esempio, se domani dicessi che la Pietà di Michelangelo venga messa all’asta, non si potrebbe fare perché non è di proprietà della Chiesa. È in una chiesa, ma è dell’umanità. Questo vale per tutti i tesori della Chiesa. Ma Abbiamo iniziato a vendere i regali e altre cose che mi danno. E il ricavato delle vendite va al vescovo Krajewski, che è il mio mendicante. E poi c’è la lotteria. C’erano le auto che sono state tutte vendute o regalate tramite una lotteria e il ricavato è stato utilizzato per i poveri. Ci sono cose che possono essere vendute e queste vengono vendute. Ti rendi conto che la ricchezza della Chiesa può creare questo tipo di aspettative? Papa Francesco: Sì, se facciamo un catalogo dei beni della Chiesa, viene da pensare: ‘la Chiesa è molto ricca’. Ma quando nel 1929 fu firmato il Concordato con l’Italia sulla ‘Questione Romana’, il governo italiano di allora offrì alla Chiesa un grande parco a Roma. Il Papa di allora, Pio XI, disse: “no, vorrei solo mezzo chilometro quadrato per garantire l’indipendenza della Chiesa”. Questo principio è ancora valido. Sì, i beni immobiliari della Chiesa sono tanti, ma li utilizziamo per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei Paesi bisognosi: ospedali, scuole. Ieri, ad esempio, ho chiesto di inviare 50mila euro al Congo per costruire tre scuole nei Paesi poveri; l’istruzione è una cosa importante per i bambini. Mi sono recato presso l’amministrazione competente, ho fatto questa richiesta ed i soldi sono stati inviati. Parliamo dell’Olanda. Sei mai stato nel nostro paese? Papa Francesco: Sì, una volta quando ero superiore provinciale dei gesuiti dell’Argentina. ero di passaggio di viaggio sono stato a Wijchen, perché lì avevano il noviziato, e sono stato anche un giorno e mezzo ad Amsterdam, dove ho visitato una casa dei Gesuiti. Non ho visto nulla della vita culturale perché non avevo tempo. Ecco perché potrebbe essere una buona idea se i senzatetto olandesi ti invitassero a visitare il nostro Paese. Cosa ne pensa, Santo Padre? Papa Francesco: Le porte non sono chiuse a questa possibilità. Quindi, quando ci sarà una richiesta del genere, la prenderete in considerazione? Papa Francesco: Lo considero. E ora che l’Olanda ha una regina argentina (ride), forse. Hai forse un messaggio speciale per i senzatetto del nostro Paese? Papa Francesco: Non conosco bene la particolarità dei senzatetto in Olanda. Vorrei dire che l’Olanda è un paese sviluppato con molte possibilità. Vorrei chiedere ai senzatetto olandesi di continuare a lottare per le tre “t”. Alla fine anche Marc pone alcune domande. Vuole sapere, tra l’altro, se il Papa già da bambino sognava di diventare Papa. Il Santo Padre risponde con un deciso “No”. Papa Francesco: Ma farò un segreto. Quando ero piccolo non esistevano attività commerciali in cui si vendevano le cose. Al loro posto c’era il mercato dove si trovavano il macellaio, il fruttivendolo, ecc. Sono andata con mia madre e mia nonna a fare la spesa. Era piccolo, aveva quattro anni. E una volta mi hanno chiesto: ‘Cosa vorresti fare da grande?’ E io ho detto: “Macellaio!” Per molti fino al 13 marzo 2013 (il giorno in cui sei stato eletto Papa) eri un uno sconosciuto. Da un momento all’altro divenne famoso in tutto il mondo. Come hai vissuto questa esperienza? Papa Francesco: È arrivato e non me lo aspettavo. Non ho perso la pace. E questa è una grazia di Dio. Non penso tanto al fatto di essere famoso. Mi dico: ‘Adesso ho un posto importante, ma tra dieci anni non mi conoscerà più nessuno’ (ride). Sapete, ci sono due tipi di fama: la fama dei ‘grandi’ che hanno fatto grandi cose, come Madame Curie (una famosa fisica, matematica e chimica polacca), e la fama dei vanitosi. Quest’ultima fama è come una bolla di sapone. Dici “ora sono qui e devo fare del mio meglio” e continuerai questo lavoro finché non sarò più in forma? Papa Francesco: Sì Santo Padre, può immaginare un mondo senza i poveri? Papa Francesco: Vorrei un mondo senza poveri. Dobbiamo lottare per questo. Ma sono credente e so che il peccato è sempre dentro di noi. Ed esiste sempre l’avidità umana, la mancanza di solidarietà, l’egoismo che crea i poveri. Ecco perché trovo un po’ difficile immaginare un mondo senza poveri. Se si pensa ai bambini sfruttati mediante il lavoro forzato, o ai bambini sfruttati mediante abusi sessuali. E un’altra forma di sfruttamento: l’uccisione di bambini per prelevarne gli organi, il traffico di organi. Uccidere bambini per prelevare i loro organi è avidità. Per questo non so se realizzeremo questo mondo senza i poveri, perché il peccato esiste sempre e ci porta all’egoismo. Ma dobbiamo lottare, sempre, sempre. (Tradotto da italiano di Álvaro de Juana)
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