Foglio Domenica 10-GENNAIO-2021 Una società individualista come la nostra tende ad essere molto aggressiva, perché guarda il suo prossimo come un estraneo e addirittura come un concorrente. Invece di aprirsi alla gioia di avere l’altro come fratello, lo guardano con paura e sospetto, il che provoca un comportamento aggressivo. È quanto ha denunciato Papa Francesco nell’Enciclica “Fratelli tutti”: «L’individualismo consumistico provoca molti abusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità. Poi finiscono per essere trattati come molestie e cresce l’aggressività» (n. 222). Papa Francesco rileva questa aggressività in diversi ambienti. È presente, senza dubbio, nei media e nei social network, in cui il rispetto per gli altri sembra essere andato perduto. Le reti favoriscono «il ribollire di forme inconsuete di aggressività, insulti, maltrattamenti, squalifiche, frustate verbali fino a distruggere la figura dell’altro, in una dissolutezza che non potrebbe esistere nel contatto corpo a corpo senza finire per distruggersi a vicenda» (n.44). L’intero mondo digitale provoca la perdita del contatto umano e incoraggia il disprezzo verso gli altri, soprattutto i più deboli. La cosa peggiore – afferma il Papa – è che anche i cristiani entrano in questo gioco di violenza verbale attraverso Internet o i forum di scambio digitale, dimenticando l’essenza stessa della loro fede. Ma c’è qualcosa di più, perché a tutta quella violenza e a quel malcontento si può fare ricorso manipolare l’essere umano. Le piattaforme digitali favoriscono gruppi chiusi che diffondono notizie false e incoraggiano i pregiudizi. Attraverso di essi, le coscienze delle persone e gli stessi processi democratici possono essere manipolati in modo sottile ma invasivo (cfr n. 45). La seconda forma di aggressività che il Papa rileva è la politica, come praticata in molti Paesi. Per dominare le coscienze si semina la disperazione e si suscita la sfiducia. Allora «viene utilizzato il meccanismo politico dell’esasperazione, dell’esacerbazione e della polarizzazione. In vari modi, agli altri viene negato il diritto di esistere e di avere un’opinione, e per farlo ricorrono alla strategia di ridicolizzarli, sospettarli, circondarli. La loro parte di verità, i loro valori, non vengono raccolti, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce all’arroganza del più forte» (n. 15). Purtroppo abbiamo esperienza di questo modo di trasformare la politica in un meschino gioco di squalifica il cui obiettivo è distruggere gli altri. Una terza forma di aggressività è vista dal Papa in quelli che chiama “nazionalismi chiusi”, quelli cioè che perdono significato sociale e promuovono nuove forme di egoismo, che vengono presentate come se fossero il bene della nazione (cfr n. 11). Questi nazionalismi provocano chiusure in se stessi e sono incapaci di accogliere gli altri. «L’immigrato è visto come un usurpatore che non offre nulla» (n. 141). Si pensa ingenuamente che un popolo possa svilupparsi indipendentemente dalla rovina degli altri e che chiudendosi dal resto saranno più protetti. Per paura dell’altro si creano muri difensivi (cfr n. 146). Per affrontare tanta aggressività, dobbiamo andare oltre le reazioni primarie e incoraggiare una riflessione calma, che ci porti a realizzare che l’altro non è un nemico, che abbiamo bisogno gli uni degli altri e che dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri. † Francesc Conesa Ferrer Vescovo di Minorca
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