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Frasi

29
Sep
Agustín de Hipona (354-430)

Dammi quello che chiedi e chiedimi quello che vuoi. Agostino di Ippona (354-430)

San Agustin

(Aurelio Agostino o Aurelio Agostino d’Ippona; Tagaste, oggi Suq Ahras, attuale Algeria, 354 – Ippona, id., 430) Teologo latino, una delle maggiori figure della storia del pensiero cristiano. Eccellenti pittori hanno illustrato la vita di sant’Agostino utilizzando una scena apocrifa che non meno accuratamente riassume e simboleggia l’insaziabile curiosità e la costante ricerca della verità che caratterizzarono il santo africano. Su tele, pannelli e affreschi, questi artisti lo presentano accompagnato da un bambino che, utilizzando una conchiglia, cerca di riempire con acqua di mare un buco praticato nella sabbia della spiaggia. Si racconta che sant’Agostino trovò il ragazzo mentre passeggiava in riva al mare cercando di comprendere il mistero della Trinità e che, quando questi, sorridendo, cercò di fargli vedere l’inutilità dei suoi sforzi, il ragazzo rispose: “Non può essere più difficile riempire d’acqua questo buco che svelare il mistero che ti ribolle in testa”. Sant’Agostino si sforzò di accedere alla salvezza attraverso le vie della razionalità più assoluta. Ha sofferto e si è smarrito numerose volte, perché è compito dei titani accogliere le verità rivelate alle certezze scientifiche e matematiche e raggiungere la divinità attraverso la conoscenza enciclopedica. Ed è ancora più difficile se si ha uno spirito ardente che non ignora i piaceri del corpo. La personalità di Sant’Agostino d’Ippona era fatta di ferro e per forgiarla erano necessarie incudini molto dure. Romano, il 13 novembre 354. Suo padre, di nome Patrizio, era un funzionario pagano al servizio dell’Impero. Sua madre, la dolce e altruista cristiana Monica, poi santa, possedeva un genio intuitivo ed educò il figlio alla sua religione, anche se, certamente, non riuscì a battezzarlo. Il ragazzo, secondo quanto egli stesso racconta nelle sue Confessioni, era irascibile, arrogante e ribelle, benché eccezionalmente dotato. Rumeno, mecenate e notabile della città, si occupò dei suoi studi, ma Agostino, che aveva disgusto per il greco, preferì trascorrere il suo tempo giocando con altri giovani. Gli ci volle un po’ per applicarsi agli studi, ma alla fine ci riuscì perché il suo desiderio di sapere era ancora più forte del suo amore per le distrazioni; Dopo aver terminato i corsi di grammatica nel suo comune, studiò le arti liberali al Metauro e poi la retorica a Cartagine. All’età di diciotto anni, Agostino ebbe la sua prima concubina, che gli diede un figlio a cui chiamarono Adeodatos. Gli eccessi di questo “pielago dei mali” continuarono e aumentarono con un amore eccessivo per il teatro e gli altri spettacoli pubblici e la commissione di alcune rapine; Questa vita gli fece rinunciare alla religione di sua madre. La sua prima lettura delle Scritture lo deluse e accentuò la sua diffidenza verso una fede imposta e non fondata sulla ragione. I suoi interessi lo inclinarono verso la filosofia, e in questo territorio trovò alloggio per qualche tempo in un moderato scetticismo, dottrina che ovviamente non poteva soddisfare le sue esigenze di verità. Ma il dato fondamentale nella vita di sant’Agostino d’Ippona in questi anni è la sua adesione al dogma manicheo; La preoccupazione per il problema del male, che lo accompagnerà per tutta la vita, fu decisiva nella sua adesione al manicheismo, la religione in voga a quel tempo. I manichei presentavano due sostanze opposte, una buona (la luce) e l’altra cattiva (le tenebre), eterne e irriducibili. Era necessario conoscere l’aspetto buono e luminoso che ogni uomo possiede e vivere in accordo con esso per raggiungere la salvezza. Sant’Agostino si lasciò sedurre da questo dualismo e dalla facile spiegazione del male e delle passioni che esso comportava, poiché questi erano a quel tempo i temi centrali del suo pensiero. La dottrina di Mani o Manes, fondatore del manicheismo, si fondava su un pessimismo radicale ancor più che sullo scetticismo, ma denunciava inequivocabilmente il mostro della materia oscura, nemica dello spirito, proprio quella materia, “un oceano di mali”, che Agostino voleva evocare in sé. Dedito alla diffusione di questa dottrina, professò l’eloquenza a Cartagine (374-383), Roma (383) e Milano (384). Per dieci anni, a partire dal 374, Agostino visse questa religione amara e folle. Ricevette attenzioni dagli alti funzionari della gerarchia manichea e non esitò a fare proselitismo tra i suoi amici. Si diede ad inni ardenti, a digiuni e astinenze varie e completò tutte queste pratiche con studi di astrologia che lo tenevano nell’illusione di avere trovato la buona strada. Dall’anno 379, però, la sua intelligenza cominciò a essere più forte dell’incantesimo manicheo. Si allontanò lentamente dai suoi correligionari, prima in segreto e poi denunciando pubblicamente i loro errori. La fiamma dell’amore per la conoscenza che ardeva dentro di lui lo allontanò dalle semplificazioni manichee come lo aveva allontanato dallo sterile scetticismo. Nel 384 troviamo sant’Agostino d’Ippona a Milano in servizio come professore di oratoria. Lì lesse instancabilmente i classici, approfondì i pensatori antichi e divorò alcuni testi della filosofia neoplatonica. La lettura dei neoplatonici, probabilmente di Plotino, indebolì le convinzioni manichee di sant’Agostino e modificò la sua concezione dell’essenza divina e della natura del male; Altrettanto decisive nel nuovo orientamento del suo pensiero saranno le prediche di sant’Ambrogio, arcivescovo di Milano, che partì da Plotino per dimostrare i dogmi e che sant’Agostino ascoltò con diletto, rimanendo «meravigliato, senza fiato, con il cuore in fiamme». Partendo dall’idea che «Dio è luce, sostanza spirituale da cui tutto dipende e che non dipende da nulla», sant’Agostino comprendeva che le cose, essendo necessariamente subordinate a Dio, derivano da Lui tutto il loro essere, sicché il male può essere inteso solo come perdita del bene, come assenza o non-essere, in nessun caso come sostanza. Due anni dopo, la convinzione di aver ricevuto un segno divino (riportata nell’art ottavo libro delle Confessioni) lo decise di ritirarsi con la madre, il figlio e i suoi discepoli a casa dell’amico Verecund, in Lombardia, dove sant’Agostino scrisse le sue prime opere. Nel 387 si fece battezzare da sant’Ambrogio e si consacrò definitivamente al servizio di Dio. A Roma visse un’estasi condivisa con la madre, Monica, che morì poco dopo. Nel 388 ritornò definitivamente in Africa. Nel 391 fu ordinato sacerdote a Ippona dall’anziano vescovo Valerio, che gli affidò la missione di predicare la parola di Dio tra i fedeli, compito che sant’Agostino svolse con fervore e gli valse grande rinomanza; Allo stesso tempo, lottò aspramente contro le eresie e gli scismi che minacciavano l’ortodossia cattolica, riflettendosi nelle controversie che ebbe con manichei, pelagiani, donatisti e pagani. Dopo la morte di Valerio, verso la fine del 395, sant’Agostino fu nominato vescovo di Ippona; Da questo piccolo villaggio di pescatori proietterà il suo pensiero all’intero mondo occidentale. I suoi ex correligionari manichei, ma anche i donatisti, gli ariani, i priscillianisti e molti altri settari videro i loro errori combattuti dal nuovo campione del cristianesimo. Dedicò numerose prediche all’istruzione del suo popolo, scrisse le sue famose Lettere ad amici, avversari, stranieri, fedeli e pagani, e fu allo stesso tempo pastore, amministratore, oratore e giudice. Allo stesso tempo produsse un’enorme opera filosofica, morale e dogmatica; tra i suoi nei libri si evidenziano i Soliloqui, le Confessioni e La Città di Dio, straordinarie testimonianze della sua fede e della sapienza teologica. Quando Roma cadde nelle mani dei Goti di Alarico (410), il cristianesimo fu accusato di essere responsabile delle sventure dell’impero, cosa che provocò l’ardente risposta di sant’Agostino, raccolta nella Città di Dio, che contiene una vera filosofia della storia cristiana. Durante gli ultimi anni della sua vita fu testimone delle invasioni barbariche del Nord Africa (iniziate nel 429), alle quali la sua città vescovile non si sottrasse. Nel terzo mese dell’assedio di Ippona si ammalò e morì. rafforzare il ruolo che, ai suoi occhi, svolge la grazia divina, al di sopra di quella della libertà umana, nella salvezza dell’anima. Questo problema è quello che ha sollevato più polemiche, poiché è legato alla questione della predestinazione, e la posizione di sant’Agostino contiene alcuni malintesi su questo punto. Volontà, memoria e intelligenza, l’anima è una sostanza spirituale semplice e indivisibile, qualità da cui emerge la sua immortalità, poiché la morte è decomposizione delle parti. Un simile concetto creerebbe difficoltà e dubbi in sant’Agostino nel stabilire l’origine dell’anima (egli rifiutò sempre la nozione platonica di preesistenza) e nel conciliarla con il dogma del peccato originale. Se l’anima veniva generata dai genitori come il corpo (generazionismo), si capiva che il peccato originale si trasmetteva alla discendenza, ma, essendo semplice e indivisibile, come poteva l’anima passare ai figli? E se l’anima fosse stata creata da Dio al momento della nascita (creazionismo), come potrebbe Dio creare un’anima imperfetta, macchiata dal peccato originale? Per sant’Agostino fede e ragione sono profondamente legate: i suoi famosi aforismi “credere per capire” e “capire per credere” (Crede ut intelligas, Intellige ut credas) significano che fede e ragione, nonostante il primato della prima, si illuminano a vicenda. Attraverso la sensazione e la ragione possiamo arrivare a percepire le cose concrete e a conoscere alcune verità necessarie e universali, ma riferite a fenomeni concreti e temporanei. Solo grazie ad un’illuminazione o ad un potere aggiuntivo che Dio concede all’anima, alla ragione, possiamo raggiungere una conoscenza razionale superiore, la saggezza. D’altra parte, il discorso razionale corretto deve necessariamente condurre a verità rivelate. Di questo In questo modo la ragione ci offre alcune prove dell’esistenza di Dio, tra le quali spicca l’argomento delle verità eterne in sant’Agostino. Una proposizione matematica come, ad esempio, il teorema di Pitagora, è necessariamente vera e sarà sempre vera; Il fondamento di tale verità non può essere ricercato nell’evoluzione mutevole del mondo, ma in un essere anch’esso immutabile ed eterno: Dio. Dio possiede tutte le perfezioni al massimo grado; Agostino evidenzia tra i suoi attributi la verità e la bontà (per l’influenza dell’idea platonica del bene), sebbene stabilisca l’immutabilità come l’attributo da cui derivano logicamente gli altri. L’influenza di Platone è ancora evidente nel cosiddetto esemplarismo di sant’Agostino: Dio possiede la conoscenza dell’essenza di tutto il creato; Le idee di ciascun essere nella mente divina sono come i modelli o gli esempi da cui Dio ha creato ciascuno degli esseri. il male come non essere, come mancanza di essere. Secondo la tesi esemplarista, il mondo e gli esseri che lo formano valgono come imitazione o realizzazione, benché imperfetta, delle idee divine; Non possiamo incolpare Dio per i loro difetti, poiché Dio ha dato loro l’essere, non il non-essere. Allo stesso modo, le azioni cattive sono atti privi di moralità; Dio non può non permettere che vengano commessi, perché altrimenti ciò implicherebbe la rimozione del libero arbitrio dell’anima umana. Le idee politiche di Agostino d’Ippona vanno collocate nel contesto della profonda crisi che stava attraversando l’Impero Romano e dell’accusa mossa dai pagani che il cristianesimo fosse la causa del declino di Roma. Sant’Agostino rispose delineando ne La Città di Dio una filosofia della storia; La parola “città” deve essere intesa in quest’opera non come un insieme di strade ed edifici, ma come la parola latina civitas, cioè la popolazione o gli abitanti di una città. Intendendo il termine in questo senso, per sant’Agostino la storia dell’umanità è quella di una lotta tra la città di Dio e la città terrena, la città del bene e del male. Tra gli abitanti della città terrena prevale «l’amore di sé fino al disprezzo di Dio»; nella città di Dio, «l’amore di Dio fino al disprezzo di se stessi». Ritornando agli angeli e ad Adamo ed Eva e discendendo attraverso la Bibbia fino a raggiungere Gesù Cristo e il suo tempo, Agostino di Ippona espone lo sviluppo di questa lotta costante. La città di Dio ha cominciato con gli angeli, e con i terreni, con Caino e il peccato originale. La storia dell’umanità si divide in due grandi epoche: la prima, dalla caduta dell’uomo a Gesù Cristo, ha preparato la redenzione; La seconda, da Gesù Cristo fino alla fine del mondo, compirà e realizzerà la redenzione, poiché il conflitto tra le due città continuerà finché, alla fine dei tempi, la città di Dio trionferà definitivamente. Da una prospettiva così ampia, la situazione critica dell’Impero Romano (in cui sant’Agostino vede uno strumento di Dio per facilitare la diffusione della fede) è solo un altro momento di quella lotta, e la sua crisi dovrebbe essere attribuita più alla sopravvivenza del paganesimo tra i cittadini che alla cristianizzazione; Una Roma pienamente cristiana potrebbe diventare un impero spirituale e non semplicemente terreno. Insieme al nucleo che lo motiva, si ritrova in quest’opera il concetto di famiglia e società come derivazioni positive della natura umana (non come risultato di un patto), nonché la nozione dell’origine divina del potere del sovrano. Per la sua vasta e duratura irradiazione, si può dire che Agostino di Ippona sia tra i pensatori più influenti della tradizione occidentale; È necessario fare un salto a San Tommaso d’Aquino (XIII secolo) per trovare un filosofo della stessa statura. Tutta la filosofia e la teologia medievale, fino al XII secolo, era fondamentalmente agostiniana; i grandi temi di sant’Agostino: conoscenza e amore, memoria e presenza, saggezza – dominò la teologia cristiana fino alla scolastica tomista. Lutero recuperò, trasformandola, la sua visione pessimistica dell’uomo peccatore, e i seguaci di Giansenio, dal canto loro, si ispirarono spesso ad Agostino, libro nelle cui pagine erano riassunte le principali tesi del filosofo di Ippona.

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